Tela ha sette anni. E’ una bambina Rom. Vive a Calarasi, la cittadina della Romania tra Bucharest e Costanza dove gli zingari fanno ritorno dall’Italia, dalla Spagna, dai paesi dove si recano sospinti dalla loro tradizione e cultura nomade.
Tela però non va all’estero, vive a Calarasi con la nonna, i fratelli e quando ci sono i suoi genitori. L’ho conosciuta per le strade, è uno di quegli angeli inviati a sorridere ai passanti mentre ti tende la mano. Nessuno sa di questo suo incarico, anche la famiglia penserà che Tela va di giorno a chiedere l’elemosina, come fanno altri bambini, davanti ai supermercati o ai magazzini alimentari. Ma non è solo così. Perchè Tela ha avuto in dono la dolcezza di dare.
Ho visto tanti di questi bambini portatori di un pensiero amabile far capolino tra i crocchi di ragazzini Rom. Sono invisibili ai più, ma hanno un tratto inequivocabile. Piegano la testa a ovest con la leggerezza delle ali di una farfalla e poi arrivati al punto da cui discendono le belle e pure cose, sorridono. Di grazia.
Sono una specie di cappuccetti rossi, perchè spesso hanno i volti nascosti dentro i cappucci tirati delle felpe e se ne vanno con la mani spinte nella tasche per le strade. Sembrano vivere per un terzo nel mondo magico delle realtà impalpabili, bianche, in cui la materia si rarefà e diventa come una nebbia che inebria il pensiero rendendolo di peso specifico diverso da quello del visibile.
Tela ha il volto allungato col mento che finisce come un punto, una bocca deliziosa, il nasino perfetto e capriccioso, un neo in mezzo alla fronte che la rende già bella come una donna orientale e i capelli lunghi intrecciati di polvere di vita.
Forse è stata la prima “anima” che ho conosciuto a Calarasi, che il buon Dio deve avermi mandato. L’ho incontrata a porgermi il saluto di benvenuta, invitandomi ad entrare in quel territorio inesplorato di conoscenze di un popolo in cui mi sarei incamminata anche io silenziosa, invisibile, inviata a leggere ataviche cose e un nuovo linguaggio. E poichè il compito era tutt’altra che esplicito, Tela mi ha sorriso e da lì è cominciato il mio viaggio. Io la guardo e Tela pare dica “vieni”, ma non muove nè la bocca nè la mano anche se io vedo le sue onde.
E’ venuta spesso la mattina a bussare alla mia porta. Sempre con lo stesso sorriso e con la sua richiesta: un biscottino, una carezza per porgermi l’invito ad andare nelle strade inaccessibili dei segreti nomadi. Ho pensato alcune volte guardandola di volerla adottare, poi mi sono subito pentita di questo pensiero poichè Tela ha la sua famiglia. Ma con quella bambina al fianco mi sono sentita sicura e capace. E quando penso questo Tela mi guarda, come se le stessi parlando, mi stringe le mani strusciandole e mi si tuffa addosso, abbracciandomi. Sento il suo bene in tutte le sue frequenze.
Poi ci sono le cose reali. Da tempo mi occupo di portare tra i Rom la cultura del lavoro e dell’educazione, pertanto sollecito madri e famiglie a far studiare i bambini. “Tu diventerai…dottoressa – dico per stimolare le ambizioni -. E tu pilota d’aereo”. Stamane Tela è venuta a bussare di nuovo alla mia porta per farmi vedere cosa aveva sulle spalle: lo zaino della scuola. “Vai a scuola Tela?”, ho esclamato con gioioso entusiasmo ed è stata una sferzata di energia, di positività, come se fosse entrato nel mio cuore un raggio di sole.
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Gli italiani in Romania sono 3.200 ma le presenze non stabili sono piu’ alte. Oltre 30 mila sono imprenditori italiani che operano sul territorio, solo a Timisora sono 10 mila. I romeni in Italia sono passati invece da 8 mila nel 1990 a 1 milione. Ma il rapporto tra italiani e romeni non sono solo dati statistici ma una storia antica che si rinnova in un presente fatto di luci e ombre, di felici realta’ e problemi piu’ complessi.
Chi sono i due romeni arrestati per lo sturpo della Caffarella. Ionut Iean Alexandru, 18 anni, e Oltean Gavrila, 27 anni, vengono da Calarasi, la cittadina Rom dove io vivo, tra Bucarest e Costanza a un passo dalla Bulgaria.
Pacchetto sicurezza e accuse perfino dall’Onu. L’Italia è nel mirino degli organismi internazionali per la sue politiche sugli stranieri, in particolare Rom.
Tornando a casa stasera e ricollegandomi al computer ho appreso che Eluana Englaro è morta. Alle 20.10, dopo 17 anni di coma. Eluana è volata via sola, tra i medici, lasciando le macchine e abbracciando l’altra vita. L’ho scritto in questi giorni e spero che per lei sia un’aurora, come Dio le aveva promesso. Dopodichè è sceso il silenzio e mi è stato impossibile pensare alle polemiche, alle ragioni, ai clamori, a chi si opposto e a chi ha sostenuto, alle battaglie ideologiche, al Paese lacerato, alle istituzioni divise, ai cittadini violenti e silenti, alla Chiesa che metà prega e metà grida “omicidio”.
C’è una tradizione secondo la quale la prima persona estranea che si incontra il primo di gennaio segna tutto l’anno e ci indica come sarà.