Un grande amore

Febbraio 24, 2008 by Donatella Papi

Un uomo che non conoscevo, un agnostico che dice di non credere e che non vuole porsi il problema, mi ha detto una cosa per me: “Non so chi sia il Gesù di cui tu parli, ma sono dietro a Lui, a seguirlo”.

Non conoscevo questo uomo che mi ha parlato così, ma penso che certi incontri sono più utili a noi che non noi agli altri nei momenti in cui vacillano le nostre intenzioni. Quelle di essere utili e al servizio degli altri. Ma se non le abbiamo le risposte?

Molti dicono che si deve distinguere Dio, un Dio piccolo e personale, dalle conoscenze materiali, dal sapere guidato solo dagli uomini, dai progetti che hanno a capo un partito o un’ideologia. Mi interrogo e mi chiedo se debbo assecondare ciò che sento oppure conformarmi rispettosamente all’onda di chi mi dice di fare attenzione, di non confondere le cose religiose con il lavoro, il giornalismo, la politica. 

Non mi sento di definire il mio un parlare di religione, non perchè non lo sia, ma per rispetto alla Chiesa che non mi ha ancora riconosciuto questa professione. E forse non lo farà perchè io non sono nella Chiesa, non appartengo a un ordine, soltanto ubbidisco al ruolo che Dio ha dato a chi esercita il mestiere di parlare agli uomini e oggi attraverso i canali di comunicazione.

Perchè un buon comunicatore nel vento che scompiglia la nostra epoca si chiede come prima cosa: a quale ideale debbo guardare e quale deve essere l’orizzonte dei nostri obiettivi, chi è la guida, qual è il cammino e a quale principio ispirare l’azione.

Tutto si rischiara. E quello che appare lontano, enfatico, un sogno o un delirio, un timore o una vergogna, diventa invece facile e semplice. Parlare in Dio di Dio. Una cosa che è già nelle cose. Come mettere un passo dietro l’altro e senza un passo dietro l’altro noi non possiamo camminare. Questo sento di dover svolgere in questo tempo relativo. Spiegare a tutti, nessuno escluso, che non possono stare senza Dio. Perchè essi non possono camminare. Seguire la strada dell’amore è come mettere un piede dietro l’altro. Questo dobbiamo fare. Ritrovare il cammino dell’Uomo. E di questo siamo tutti testimoni.

Ma chi può darmi le regole e il principio? Il Papa dice una “buona educazione”. Il buon maestro. 

Così a mio figlio ho parlato di un uomo vissuto un tempo chiamato Gesù, Gesù di Nazareth. E tutte le volte che mi pone una domanda io, che non saprei cosa sarebbe giusto indicare come regola, trovo in me e in Dio le cose giuste che una madre che ama un figlio deve dire. E se le cose vanno bene per un figlio vanno bene per tutti, perchè l’amore più grande è quello di vedere in ogni essere un figlio di Dio. La fede è questo, un grande amore. 

La nostra battaglia nel segno della Croce

Febbraio 10, 2008 by Donatella Papi

Oggi il Papa ha parlato chiaramente della battaglia al male in cui dobbiamo impegnarci. Tutti, ovunque e - come piace dire a tanti - senza se e senza ma. Significa, in questo caso, farlo con un solo motto, o slogan visto che vanno di moda. 

Vade retro, Satana

Facile da ricordare e da dire quando è necessario.

Ah, se avessi saputo quanto era importante la formula, una e una volta sola. Sogno, sono desta? 

Ecco cosa ha detto oggi il Papa nell’Angelus: “Mercoledì scorso, con il digiuno e il rito delle Ceneri, siamo entrati nella Quaresima. Ma che significa “entrare in Quaresima”? Significa iniziare un tempo di particolare impegno nel combattimento spirituale che ci oppone al male presente nel mondo, in ognuno di noi e intorno a noi. Vuol dire guardare il male in faccia e disporsi a lottare contro i suoi effetti, soprattutto contro le sue cause, fino alla causa ultima, che è Satana”.

Mi permetto di ringraziere con tutto il mio piccolo cuore il Santo Padre Benedetto XVI per aver parlato di quello che sul nostro giornale da tempo indico come un nemico reale, quotidiano e spaventoso, almeno per me. Il Papa so che ne conosce gli effetti ed è preparato. Lo ringrazio per aver evocato l’Innominabile, dandomi la possibilità nell’atto di fede di ricollocare Cristo sopra ogni cosa.

E ora credo che tutti possiamo parlare davvero di Satana, che non è un bar di giovani scapigliati, un’associazione, un cd, un gruppo musicale, ma una minaccia reale di piegamento al male, il peggior male assoluto, quello che uccide l’Uomo e la sua Verità.

Satana esiste e opera. E noi dobbiamo coalizzarci per spezzarne le facoltà, per impedire il sacrificio orrendo, per diffondere la luce al posto delle tenebre, che sono il buio della ragione e la fine della fede.

La fede è la Luce, il Sole, la migliore energia alla quale attingere, è l’elevazione di ogni pensiero e la consacrazione di ogni nostra azione al bene e all’amore. Per noi stessi, per gli altri, soprattutto verso i più bisognosi, per la natura nella quale siamo immersi.

La fede non è la testimonianza solo dei Santi, la pratica quotidiana dei sacerdoti, la scelta dei misericordiosi, la capacità dei più sensibili.

La fede è il bisogno antico e moderno. Il bisogno di tutti gli uomini, che devono affrontare la libertà nella quale sono immersi affidandosi alla guida dell’unica e possibile stella che può dare la rotta a noi cittadini universali, piccoli e smarriti naviganti dell’universo. La fede è la direzione, quella che si chiama in Dio la Rosa dei venti.  

 ”Combattere - ha detto oggi il Papa - non significa scaricare il problema del male sugli altri, sulla società o su Dio, ma riconoscere le proprie responsabilità e farsene carico consapevolmente. A questo proposito risuona quanto mai urgente, per noi cristiani, l’invito di Gesù a prendere ciascuno la propria “croce” e a seguirlo con umiltà e fiducia (cfr Mt 16,24)”.

Chi legge questo sito, anche se talvolta con scetticismo o disappunto per la mia insistenza nel chiedervi di ascoltare e riflettere sul messaggio e progetto divino, sa che da tempo scrivo come Dio comanda:  e cioè che è giunto il tempo di rinnovare l’atto di fede di Costantino. Abbracciare la Croce e affermare il potere dell’amore. In tutte le direzioni. Vedete, ecco la Rosa dei venti. La rosa è l’amore di Maria che dona suo figlio, Gesù, per la comprensione del mistero della fede. In nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. La tensione universale, la via del dialogo in Dio, l’unico potere a cui affidare noi stessi, il nostro totale e asservito impegno. 

“La croce, per quanto possa essere pesante, non è sinonimo di sventura, di disgrazia da evitare il più possibile - ha spiegato oggi il Papa -, ma opportunità per porsi alla sequela di Gesù e così acquistare forza nella lotta contro il peccato e il male. Entrare in Quaresima significa pertanto rinnovare la decisione personale e comunitaria di affrontare il male insieme con Cristo. La via della Croce è infatti l’unica che conduce alla vittoria dell’amore sull’odio, della condivisione sull’egoismo, della pace sulla violenza. Vista così, la Quaresima è davvero un’occasione di forte impegno ascetico e spirituale fondato sulla grazia di Cristo”.

Poi il Papa ha parlato della provvidenziale coincidenza della Quaresima con il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes: “Quattro anni dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione da parte del beato Pio IX, Maria si mostrò per la prima volta l’11 febbraio del 1858 a santa Bernadette Soubirous nella grotta di Massabielle. Seguirono altre successive apparizioni accompagnate da eventi straordinari, e alla fine la Vergine Santa si congedò rivelando alla giovane veggente, nel dialetto locale: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Il messaggio che la Madonna continua a diffondere a Lourdes richiama le parole che Gesù pronunciò proprio all’inizio della sua missione pubblica e che noi riascoltiamo più volte in questi giorni di Quaresima: “Convertitevi e credete al Vangelo”, pregate e fate penitenza. Accogliamo l’invito di Maria che fa eco a quello di Cristo e chiediamoLe di ottenerci di “entrare” con fede nella Quaresima, per vivere questo tempo di grazia con gioia interiore e generoso impegno”.

Ma di questo vorrei parlarvi, con umiltà e con il dono della grazia.

Infine il Sommo Pontefice di Roma ha annunciato che lunedì si celebra, in memoria della Madonna di Lourdes, la Giornata Mondiale del Malato. “Saluto con tutto il cuore i pellegrini che si raduneranno nella Basilica di San Pietro, guidati dal Cardinale Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio della Salute - ha detto il Papa -. Purtroppo non potrò incontrarli perché questa sera inizierò gli Esercizi Spirituali, ma nel silenzio e nel raccoglimento pregherò per loro e per tutte le necessità della Chiesa e del mondo. A quanti vorranno ricordarmi al Signore, dico fin d’ora il mio grazie sincero”.

La penserò tanto Santo Padre, e prego con Lei. Anche io ho imparato ad ascendere in Lui. E parlo con Dio, come al telefono.
Donatella Papi

Il timor di Dio

Gennaio 14, 2008 by Donatella Papi

Il peccato che commettiamo, cioè l’errore, è avere un orizzonte limitato.  Viviamo come se tutto si esaurisse nel materiale, nella realizzazione dell’avere: denaro, potere, benessere…Così viviamo l’un centesima parte della nostra esistenza terrena. Che invece è solo il passaggio verso la dimensione cosmica. Quando torneremo all’universo e quando l’energia che abbiamo sviluppato si fonderà nelle altre.
Se avessimo la possibilità di interrogare Dio credo che cercheremmo di capire cosa ci attende di là. Per uno sguardo sull’infinito, per cercare di capire il concetto di eternità.

L’ho fatto. Ma è molto complesso. E capisco anche perchè Dio i santi o gli artisti o le anime sensibili le abbia portate in uno spazio speciale, attraverso una esercitazione alla preghiera o alla meditazione. Per “salire di mente”. Occorre fare silenzio. E’ una fatica grande. Ogni tanta si scivola giù, e sono come capitomboli. Oltre tutto non è facile, in certi momenti, restare coscienti perchè dobbiamo fare lo sforzo di aprirci a verità per cui non siamo preparati. Di fronte a saperi superiori, la mente terrena non regge. Ma piano piano si impara ad ascendere fino a riuscire a sentire e anche vedere al di là. Cioè l’immenso, l’eterno, la materia e le energie e poi quella danza “implacabilmente” bella che fa crollare di gioia e che è l’ordine in cui tutto si compone e si associa. Un ordine perfetto, autonomo.  Il ciò “è”. Ma questa perfezione simile a un corpo di ballo in cui ciascuno porge la mano all’altro formando figure o a un caleidoscopio in cui le strutture si associano (per questo Dio è scienza e vuole che la scienza lo segua per capire), è sconvolta da soffi di vento. Sono le nostre cattive azioni, i nostri cattivi pensieri. La materia nera, diciamo così. E allora occorre girare e girare fino a che l’universo ritrova la sua perfetta danza. Per questo dovremmo essere buoni, avere buoni pensieri, sviluppare una coalizione di amore integrato…per non passare nel buio.  Ciò non è possibile, anche perchè la materia nera ha la sua forza. Ma l’ampliamento cosmico deve conquistare luce. Luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato e non creato. Qui è la chiave.

Per questo cielo e terra sono uniti, soprattutto ora. E per questo Dio nel Figlio Gesù ci ha dimostrato la forza dell’impegno. Perchè quando dobbiamo ritornare nel ritmo cosmico dobbiamo imprimere una energia, il bene deve ritrovare l’accelerazione. Diciamo grinta. Ci vuole un amore grintoso. Energico, forte, per tornare in rotta. E quando si rischia l’impatto allora Dio, somma di tutte le menti, scatena il putiferio e la rivoluzione dell’amore si espande conquistando nuova luce sul buio.

Ma perchè è così importante prepararsi e stare nell’al di là con Dio? Perchè è un calcolo matematico. La somma del bene. E non c’è una trattativa. Tanto è  e tanto va.

La visione di Dio è la visione di noi stessi. Ciò che siamo stati. E non si può dire: sì, ma io questo l’ho fatto per quello, e poi sì qui veramente è andata così ma… però lui, però lei, però la psicologia delle cose. E non c’è un avvocato che ci fa una strategia difensiva, non si può fingere, celare, non si può più pregare e chiedere perdono, supplicare, dire ho capito ora ho capito, una possibilità. E’ un calcolo perfetto e al calcolo perfetto corrisponde la collocazione. Il peso della nostra vita…ecco, diciamo così. Come se avessimo accumulato un peso e quel peso ci porta là. Irrimediabilmente o divinamente. E quando quel conto si è compiuto allora lentamente la figura di Dio, sorridente o imbronciato o buio, si congela..si fissa…diventa statica e piano piano si allontona e a mano a mano che si allontana si avverte (almeno io ho avvertito) una sensazione di buio, di solitudine, di ansia e di dolore eterno. E poi ho visto una scena orribile la consegna al male. Una cosa che dire orribilmente mostruosa è neppure la minima parte di ciò che è. Pensate alla somma all’ennesima potenza di tutto ciò che la vostra mente può catalogare come orribile e pensate al massimo del dolore, elevatelo al massimo dei dolori, e immaginate cosa può essere la sofferenza eterna. Non è il demonio, che diventa una passeggiata. E quel Satana là…Nessuno ci deve finire.  

Qui mi sono fermata perchè poi ho subito rivisto la luce. Ma la sensazione soltanto della perdita dell’amore cosmico, della luce, del bene, di Dio è una cosa …non so come spiegare…spaventosa. Lo strazio e poi non so cosa ci sia più oltre, ma temo che non sia finita lì, più oltre ci deve essere qualcosa per cui Dio non c’è più. Cioè ho come la sensazione che lui neppure si avvicina lì, dove cominciano le tenebre. 

La sola percezione mi ha immobilizzata. Terrorizzata. Sono rimasta bloccata per un giorno.. o non so quanto…Non sono più riuscita a fare neppure un piccolo movimento. Neppure a sbattere gli occhi, credo.  E dopo un po’ Dio si è risentito: “Forza sù, ora muoviti”. Ma io non ce la facevo. “Andiamo è solo un’idea che ti ho voluto dare. Donatellaaaa, sù, non essere pavida. Pensa piuttosto a spiegare perchè occorre amare in Dio”. Ma niente, le mie facoltà erano tutte bloccate. La paura. E la sensazione di voler essere piccola piccola, di tornare nel ventre, di essere riaccolta, protetta, di pensare non so nulla, non ho capito nulla…La sensazione di non volersi muovere più. Comprendendo  che anche un sospiro ha un peso. La voglia di piangere, ma che piangere, a che serve piangere. “Piangi, piangi invece, che ti fa bene”, dice Dio. “Poi vedrai che lo spieghi meglio, perchè il povero Dio si affanna tanto per dare a tutti la possibilità, perchè non ti cede, perchè dice proviamo e riproviamo. Ma quello là vedi, allunga la mano e grigna…è mio. No, dico Io, è mio. Se questo sciocco la smettesse. Ecco vedi, come stai Donatella, ranicchiata, in un cantuccio. Aspetta, dico Io, è mio. Vedrai come adesso balza sù e diventa un eroe dell’amore divino”.

Guardate, diamoci da fare. Tutti. Perchè le cose sono messe mica bene mi pare. Io per alzarmi dal letto ci ho messo tre giorni. E poi camminavo in casa come un bambino che fa i primi passi e ogni tanto mi crollavano le gambe. E cadevo in ginocchio. E in ginocchio spontaneamente dicevo: “Dio mio, ti prego aiutaci”. E quella paura lì mi riprendeva. E Dio diceva: “Ma come ho scelto te per far passare tutti gli altri, e tu tremi?”. 

Io non tremo. Cioè sì, io tremo pure. Mi è rimasta quella cosa dice Dio “sana” che si chiama timor di Dio. Perchè se Dio non c’è più , si stufa e ci cede…non so, non voglio sapere che c’è lì. Smettiamo di fare la scienza oltre ogni limite.     

La manifestazione di Dio

Dicembre 29, 2007 by Donatella Papi

Credo che la conoscenza di Dio si manifesti soprattutto nelle piccole quotidiane cose. Personalmente ho imparato ad ascoltarlo e ora lo sento così bene che certe volte mi pare di utilizzare un telefono cielo-terra. E lo vedo…cioè non lo vedo ma l’intensità e lo spessore dell’amore che Egli ha per gli uomini lo rende una presenza reale. Ne percepisco la volontà di prodigarsi per noi, di riconcorrere anche il più diffidente e lo sento com’è. La personalità di Dio è un innalzamento della nostra anima, è un pensiero che ti fa volare, è soprattutto un sorriso. Non so come sia possibile ma io in compagnia di Dio mi diverto tanto. Perchè Egli guarda alle cose drammatiche, più drammatiche, con grande ironia. E’ moderno, cioè moderno…E’ il futuro con la conoscenza del passato. Per cui avere Dio e avere uno sguardo più ampio e poter dare un’occhiata sull’infinito.
Certo Dio dice: “Parli bene tu, ma perchè non dici quante prove e quanti miracoli ho dovuto fare per farmi accogliere così”.
E’ vero. Molte prove. E anche piccoli e domestici miracoli. Uno di questi è stato per me  quasi la prova definitiva.
Un giorno, un triste giorno, avevo perso una cosa importante. Una speranza di vita, di realizzazione e diciamo anche di amore. Una giornata di quelle in cui le delusioni lasciano senza fiato e pare che l’energia si spenga irrimediabilmente.
Allora Dio dice: “Uhmm, vedrai oggi quanto piange. Come si fa? In fondo è anche un po’ causa mia che le chiedo tanta e tanta dedizione, anzi dedizione assoluta…Vediamo cosa è davvero più importante “.
Così dicendo, mentre ero sotto la doccia, la mia catenina d’argento si apre e la medaglietta d’oro della mia Madonnina del battesimo scivola via sotto il getto d’acqua.  “No, no…”, dico mentre tento in tutti i modi con la mano di fermare l’acqua  che scivola veloce. Cerco di recuperare ma la medaglietta pare inghiottita nel tubo così grande che chissà dove è arrivata in poco tempo. Mi assale un’ansia, un dolore, uno sconforto. Aver perso quella medaglietta che racchiude tutto il mio destino di fede e che mia madre morendo mi ha lasciato scritto: “Hai avuto un dono meraviglioso: la fede, una fede eccezionale. Non te ne dimenticare mai”.
Mi sento persa e mi accorgo dello sguardo dolce di Maria che mi osserva mentre cerco, mi affanno ma capisco che è inutile. La medaglietta della mia fede è persa. Allora arrivano le lacrime. Tante, un fiotto, un sussulto, un’onda.
“Piange?”, chiede Dio a Maria. “Ma quanto piange?”. E la Madre sorride mesta: “Tanto…ma non lo fare, lasciala vivere Padre, la promessa era che non lo doveva sapere…”. Dio guarda e dice: “Sì, piange e che fa lì… distesa. Ah… ha imparato a pregare finalmente…Va bene, basta”. 
D’improvviso qualcosa scintilla sotto l’angolo del tappeto e vedo chiaramente la mia medaglietta del battesimo con la Madonnina dolce. Quel ritrovamento è così importante che la gioia mi canta dentro, tutto diventa inondato di sole e mi sorride il cuore. 
Dio dice: “Forse non sono riuscito a spiegare bene alle donne quanto gli uomini siano gelosi. Questa è la ragione di tante incomprensioni. Le donne sono più forti, ma gli uomini hanno una gelosia verso il femminile di fondo. Persino Dio sente che quando una creatura gli appartiene non la vuole dare…Per cui le donne devono maggiormente tener conto di ciò e non sfidare gli uomini”.

La missione di vivere

Ottobre 31, 2007 by Donatella Papi

Giorni fa all’Auditorium della Musica di Roma, durante la Festa del Cinema, il direttore dell’evento Goffredo Bettini nel suo discorso di chiusura ha citato Dio. Non invano. Lo ha citato riferendosi a un concetto divino e superiore per sostenere le sue parole. Nessuno dei presenti, pur non credenti immagino o di altre religioni, ha avuto una reazione negativa. Anzi, nella sala è sceso come un cono bianco di luce. Una pace, una disponibilità ampia a sentire e a sentirci lì uniti, in un ragionamento e nella grande circolarita della musica.  
Dopo l’intervento di Bettini, il maestro Ennio Morricone ha eseguito uno dei suoi capolavori: la colonna sonora di Mission. Non mi intendo di musica e non so leggere un’opera. Però quello che mi ha emozionato in Mission è la progressione musicale e l’ingresso degli strumenti che uno alla volta si dispongono sul pentragramma fino a comporre quell’insieme virtuale che corrisponde - secondo me - a una visione del Creato. 
Io credo che chiunque abbia del talento come dono divino abbia una visione trascendente del Cielo, la percezione dell’insieme, dell’eterno e dell’infinito. Della gioia e della gloria. Infine dell’Onnipotenza.  Questi concetti così alti sono presenti in tante opere: pensate alla Divina Commedia di Dante, quel lungo viaggio nell’al di là per ammonirci e mostrarci come scandire il nostro passaggio terreno; poi in tanti quadri e dipinti che raccontano la storia infinita del segno divino. Chiunque abbia compiuto un capolavoro ha avuto netta e distinta la visione di Dio. O meglio, Dio ha preso il cuore e la mente di quell ‘essere umano e gli ha soffiato dentro l’idea.
Per questo non c’è uomo e donna che possano pensare di non parlare in Dio, di essere autonomi e distinti rispetto all’universalità del pensiero. Ciò che ci rende autonomi è la libertà che Dio lascia agli uomini di seguire l’intuizione. Non siamo in Dio, scegliamo di ascoltarlo. Anche alla Vergine Maria si annuncia un angelo: “Avrai un figlio”. Dio si annuncia. E il suo segno coincide con un’espansione dell’anima e della percezione dell’esistenza. Fino a mostrarci qualcosa tra il visibile e l’invisibile. Il senso. E il cammino verso quel luogo ove tutto torna e tutto si integra.
Allora, solo chi è dotato di talento può avere questo incontro con Dio? No, assolutamente. La compiutezza del divino è una percezione estesa in coloro che, come Dante, come Leonardo, come San Francesco e come ogni altro strumento divino hanno avuto il dono del talento e della fede come testimonianza, ma quel frammento di eterno è in ciascuno di noi. E in ogni nostro atto. Ognuno di noi nel compiere l’arco di un evento terreno percorre il profilo di un arcobaleno di luce che va dall’inizio alla fine. Ma nel divino la fine non è un punto bensì l’inizio di una sospensione espansiva, simile all’espansione materiale dell’universo. Il cielo non è solo l’azzurro sopra le nostre teste, è una lezione che dobbiamo imparare a vivere.
Così la visione del Creato è dentro gli atti della nostra vita quotidiana. E’ la compiutezza di un gesto: l’inizio e la fine di una buona giornata di lavoro, un discorso, la lezione di un maestro, una lettera scritta a un amico, una canzone sul nastro, un bacio, un abbraccio, il sonno, un buongiorno, uno sguardo, un viaggio, l’amore. Fare bene ogni cosa, in Dio. Cioè: nell’universo. Non soli, ma nell’insieme cosmico della natura.
Per farvi sentire tutto questo, provate a sintetizzare come una consolle la colonna sonora di Mission. Ogni strumento è un frammento e la visione finale, quella è il luogo di Dio.  

Donatella Papi

Eutanasia, Welby e il diritto alla vita

Ottobre 21, 2007 by Donatella Papi

La vicenda di Welby scuote ancora le nostre coscienze. Il pronunciamento del Gup di Roma sul medico che aiutò Welby a morire ha stabilito che ”la condotta di colui che rifiuta una terapia salvavita costituisce l’esercizio di un diritto soggettivo riconosciutogli in ottemperanza al divieto di trattamenti sanitari coatti, sancito dalla Costituzione”. Insomma, si possono rifiutare le cure nei malati terminali.
L’Istituo Negri di Torino ha diffuso un dato: ogni anno 20 mila pazienti su 60 mila delle terapie intensive sono aiutati a morire, quando per loro non c’è più nulla da fare. Ma i casi di coloro che giacciano in coma irreversibile ci interrogano su cosa fare.
La Chiesa ha ribadito che l’eutanasia non è ammessa.  Il presidente della Cei Angelo Bagnasco ha detto che l’eutanasia “anche camuffata” è inaccettabile.
Come mettere d’accordo pietà umana e rispetto della vita? In fondo Welby è su questo che ci interrogò, al di là di ogni lettura e - purtroppo- strumentalizzazione. 
La risposta a questa, come alle altre questioni derivanti dai  nuovi confini della scienza e della medicina, non penso sia materia esclusiva di medici, moralisti e teologi. Ma riguarda il cuore di ognuno di noi. E’ proprio nel cuore di ciascuno sta la giusta e corretta risposta, che comprenda insieme diritto alla vita e diritto alle cure.
Partirei da qui. Non dal diritto a morire. Perchè ogni essere umano dalla nascita acquisisce il diritto-dovere alla tutela della vita in tutte le sue forme. Per cui l’approccio all’eutanasia  pone l’uomo in una direzione sbagliata: ci mette verso le porte della morte e non nella luce. Il nostro impegno invece deve essere teso a salvaguardare la vita sempre, dall’inizo alla fine.  
Questo è il senso del passaggio che ogni essere umano compie, anche quando pare che la sua esistenza sia già terminata, priva di senso solo perchè egli non è più il soggetto operativo e produttivo dispensatore di emozioni e di partecipazione.
Invece è lì, proprio lì, che inizia ciò che un grande scrittore come Tiziano Terzani ha definito tanto bene: la fine è il mio inizio, dal titolo di un suo celebre libro. 
Vuol dire che quando tutto intorno diventa sfocato, si fa invece limpida la missione per la quale siamo stati creati e inizia il viaggio meriviglioso verso una frontiera nuova che conduce - per mano - nell’eternità.  
E’ anche il cammino più delicato, che tanti anche Oriana Fallaci all’ultimo, hanno voluto fare vicini a coloro che hanno amato e che li hanno amati o mano nella mano con un sacerdote.
Senza questa dimensione, senza considerare ciò che “tutti”, credenti o atei, hanno incontrato e incontreranno sulle sponde dell’Ade, non ci può essere decisione equa, medicina legittima, pronuciamento rispettoso. Tutti, nessuno escluso. Perchè chi dovesse perdere questo cammino perde la luce nell’eternità.
Dunque dobbiamo pensare che in quel sonno che a noi pare già  ”morte ” invece c’è Dio accanto, a parlare e a prenderci per mano per portarci nel Regno dei Cieli. E in quel cammino si compie il passaggio, la remissione dei peccati e inizia la vita eterna.  Guai a chi toglie a  Dio ciò che egli vuole per tutti, anche  il peggiore. La luce, non le tenebre! Nessuno stacchi la spina prima. Mai più.
Per questo la medicina deve ascoltare, e non può sostituirsi. Per questo la medicina se vuole essere umana deve essere anche figlia di Dio.
Vi è poi il caso di coloro i quali proprio la stessa medicina che vorrebbe loro alleviare le pene invece costringe a vivere oltre ogni umana sofferenza. E Dio solo sa cosa ci può attendere. Perchè attaccati a macchine guidate dall’uomo incosciente, perchè le cure oggi possono già prolungare il limite della vita che “naturale” più non è come quello iscritto nel nostro codice genetico e io dico anche lassù nel libro celeste.
Questo è il confine sempre più labile, tra Dio e superuomo e un superuomo che mai come ora rischia di perdere la strada dell’amore.
Come fare? Come si è sempre fatto. La pietà è nel cuore, i diritti nella ragione. Il senso della vita dipende dall’ascolto che facciamo della parola più alta di ogni mente. Non avrai altro Dio all’infuori di me.  
Aggiungo solo una considerazione frutto della mia personale esperienza fatta con l’equipe di medici che hanno aiutato fino all’ultimo mia madre. Sapevano che non c’era più nulla da fare, eppure è iniziata proprio allora una fase molto premurosa di assistenze. Meticolose, continue, fatte anche di osservazione, di sguardi, per accompagnarla su quella sponda senza alcuna sofferenza. E poi da lì, farla volare. Come dicevano i bambini buoni: in Cielo. Come sarà per tutti. Buoni e meno buoni, anche per i medici, i teologi, tranne coloro che hanno sfidato il divino.
Per questo scrivo, perchè non manchi nessuno lassù.
Donatella Papi    
LEGGI E ASCOLTA BENE http://www.comincialitalia.net/speciali/caso_welby.asp

La verità birmana

Ottobre 6, 2007 by Donatella Papi

E’ una verità difficile. Prima di tutto perchè la cerchiamo su internet e non più nelle parole dei protagonisti, nelle loro dichiarazioni, a voce e di persona. E internet è un meraviglioso strumento, ma può diventare. Come è nel caso della ex Birmania o Myanmar.

Già questa differenza, Myanmar e Birmania, se ha un senso storico nei motori di ricerca diventa una classificazione  che assume significati diversi nei testi scritti. E qui mi fermo, poichè il resto non è mio campo, di nessun cittadino e di nessun giornalista tranne quelli che hanno accesso a informazioni riservate. Ecco perchè pochi sanno e non tutti scrivono.

Ma tutti hanno una testa, che ci è stata data per ragionare diversamente da altre creature, che pure oggi sembrano ragionare meglio di tanti. E con la testa che ragiona ciascuno può stabilire due cose: che la  ex Birmania è quella che sta nel cuore gli esuli, dei sostenitori del partito di Dan San Suu Kyi, la leader da lunghi anni assente dalle tv e di cui dunque sappiamo poco di ciò che pensa. Myanmar è invece il modo come quello che viene definito il ”regime” chiama il Paese, dopo la rivolta che portò all’insediamento militare.

E da qui bisognerebbe partire per raccontare la Birmania, quello che è stato e quello che è. In breve occorre dire innazitutto dove sta Birmania, cioè la sua posizione geografica.  La Birmania è collocata nel sud est asiatico, confina con l’India a ovest, a nord e nord est con la Cina e, a est  con la Thailandia, il che la colloca nel cuore di una regione calda. Calda perchè qui la questione energetica è il fulcro pulsante di ragioni che sovrintendono economie, stati e governi. E purtroppo di “ragioni” , ci tocca chiamarle così,  che vengono prima delle ragioni degli uomini. Non solo dei popoli, ma anche di quelle ragioni che leaders, o meglio quei leaders che le ragioni dei popoli le riconoscono come tali, pongono da uomini e da uomini nel ruolo di  presidenti a tutti.  

Ci sono alcuni particolari inediti di questa questione birmana, che non solo nessuna tv o giornale ha riferito, ma che nessuno ha cercato in se stesso, che spiegano meglio di qualunque risoluzione come stanno le cose.

Come lo so? Diciamo che lo immagino? Va bene così? Dico lo  immagino perchè se dicessi di più qualcuno mi chiederebbe io che poteri ho. E io dovrei parlare di fede e di Dio, che per me è l’unico che vede tutto e dunque l’unico che non sbaglia. Ragione per cui una buona informazione la può fare non solo il più informato e il più “riservatamente” informato, ma anche un bambino. Perchè se una notizia la capisce un bambino, come diceva Montanelli, è una notizia ben scritta. Evidentemente anche a Montanelli Dio deve aver dato buone indicazioni per fare il buon giornalismo.

Dunque con quella potenza dell’immaginazione dei giornalisti che le storie le cercano nelle ragione del cuore, mi sono avventurata in Birmania. In fondo anche Salgari raccontava cose dove non era mai stato di persona. E spesso si va così vicino alla verità da materializzarsi dove le cose accadono. Allora ecco che ho visto l’inviato speciale dell’Onu, Ibraim Gambari, mandato a dirimere una questione complessa che intreccia Paesi e profitti, imprese e nazioni, potenze e stati militari, ragion di stato e servizi segreti, in una parola una “cosa” che nessuno di noi può dire di sapere. Tranne che sentire. Perchè la differenza tra un blogger e un giornalista è il mestiere. Non solo captare e diffondere. Ragiona  e scegli, come dico io.  Questo aiuta a vedere cose che altri non vedono.

Basterebbe dire che l’inviato dell’Onu, mentre  io ragionavo sulle possibilità per dare alla rivolta una svolta democratica, pensava la stessa cosa. Ma perchè è ovvio, se uno è una persona perbene. E mentre io mi dicevo che la via poteva essere un colloquio con la leader Dan Suu Kyi, Gambari chiedeva la stessa cosa. E poi mentre noi, tutti i giornali,  immaginavamo cosa si sarebbero detti, io lanciavo un appello internazionale per chiedere di portare Dan Suu Kyi al governo del Paese, mentre i giornali riferivano aspetti raccapriccianti della repressione. E’ qui che le strade si dividono. Chi prende informazioni e chi sta a casa, come me, e scrive soltanto.

Gambari questo secondo me ha fatto.  Non ha preso informazioni, lui dai servizi segreti di questo o quello, ma ha interrogato la sua coscienza e con la sua coscienza ha messo in atto un’azione diplomatica tesa a realizzare che cosa? Una cosa semplice, una cosa che tutti potevano scrivere: la democrazia. E la democrazia, ovunque, si realizza con “via i dittatori e libere elezioni”. Naturalmente essendo egli uno che fa un altro mestiere rispetto a un giornalista, ha creato le condizioni affinchè ciascuno potesse scrivere liberamente la cosa più normale da scrivere. Tutti informati e meno informati, con o senza internet. Ma nessuna l’ha scritta. O meglio: tutti hanno scritto cose complesse, anche assurde come quella di uno sciopero mentre erano in atto arresti, ma nessuno che abbia detto “garantite un passaggio democratico”. E io ho detto fate parlare San Suu Kyi, il generale, insomma di nuovo la democrazia. Tutti liberi.

Ma chi sono i dittatori in questa questione birmana? Se lo è chiesto, devo mettere qui un “forse”, proprio quel generale - anche lui - ex nigeriano ora all’Onu a svolgere il suo mestiere ma non senza aver dimenticato le ragioni di un esercito. Che non si muove solo per offendere, il più delle volte per difendere. E allora deve essersi chiesto: da che cosa Tham Shew ha difeso la Birmania?

E’ così che si arriva alla verità, evitando raggiri o di perdersi nei  crocevia che dir si voglia. Insomma gli “interessi”, un parola che andrebbe internazionalizzata. Perchè sono gli interessi, purtroppo oggi, e non l’amore per la vita e per il benessere delle umanità, che muovono le cose del mondo.  E così, negli occhi di un generale, un altro generale come lui, deve aver capito come stanno le cose. Ossia, che i confini della Birmania sono sì estesi su tre paesi chiave dello scacchiere asiatico, ma anche fragili se non ben difesi. E come: con le rivolte, le proteste, le sanzioni, peggio di armi e poi cibo. Che sembra che creino un clima di garanzie, invece espongono ed affamano. I confini, checchè si dica, si difendono ovunque con una forza militare. Ma quale: non quella dei mercenari. Ma quella degli eserciti nazionali. Come quello che Than Shew dice di aver portato in Birmania  al comando.

Qui mi fermo, perchè poi ci sono le altre verità. Un progetto ora di dichiarazione che condanna la repressione condotta dalla giunta birmana contro i manifestanti: che è quello che Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia stanno facendo circolare. Una proposta anche gli altri membri del Consiglio di sicurezza. Poi la condanna della “repressione violenta condotta dal governo birmano contro le manifestazioni pacifiche, attraverso l’uso della forza contro personalità e istituzioni religiose”. E poi c’è quello che io scrivo su www.comincialitalia.net , il giornale che dirigo e sul quale potete scrivere tutti.  Monaci compresi, per sapere da loro la verità.

Donatella Papi 

Hello world!

Ottobre 5, 2007 by Donatella Papi

Welcome to WordPress.com. This is your first post. Edit or delete it and start blogging!