Tornando a casa stasera e ricollegandomi al computer ho appreso che Eluana Englaro è morta. Alle 20.10, dopo 17 anni di coma. Eluana è volata via sola, tra i medici, lasciando le macchine e abbracciando l’altra vita. L’ho scritto in questi giorni e spero che per lei sia un’aurora, come Dio le aveva promesso. Dopodichè è sceso il silenzio e mi è stato impossibile pensare alle polemiche, alle ragioni, ai clamori, a chi si opposto e a chi ha sostenuto, alle battaglie ideologiche, al Paese lacerato, alle istituzioni divise, ai cittadini violenti e silenti, alla Chiesa che metà prega e metà grida “omicidio”.
Il caso, o forse la buona volontà, hanno voluto che abbia passato il mio giorno non davanti al computer a inseguire le notizie, o tra la gente abituale, ma tra i più negletti e disperati, i più soli e abbandonati, i rifiutati e ammalati. La gente di strada. In una delle strade del mondo, dove poveri miti, educati, dotati di amore e di grazia attendono…Uno sguardo, una mano tesa.
Mi è capitato di rispondere a un richiamo. E quando mi sono voltata ho visto un uomo giovane, con gli occhi marroni dolci e languidi come un tramonto dorato, stretto in una vecchia giacca logora. Non mi ha detto nulla, non mi ha neppure chiesto l’elemosina, ma con lo sguardo mi ha implorato. E così mi sono avvicinata. Che fai qui, gli ho chiesto. Lui ha allargato le braccia, poi mi ha subito indicato la gamba.
Si chiama Cristi, ha 40 anni, vive ai bordi delle strade con la figlia di 18, stretti nei loro cappotti, una sacca per tutto, una panchina per letto, un giardino per casa, un cielo per speranza. Vivono nei pressi di una delle più belle piazze del mondo, ai bordi della vita.
Ho subito notato che la gamba dell’uomo era gonfia. Mi sono piegata alzando il pantalone pensando a una frattura, a un gesso…Invece ho visto ciò che finora avevo solo immaginato: una cancrena fino a sopra al ginocchio che imputridisce l’arto fino a non poter respirare. Cosa hai fatto, cosa è questo, ho quasi gridato. Con tono di rimprovero, non riuscendo a capacitarmi come si possa sopportare una simile condizione. L’uomo intimidito non ha detto nulla, perchè mentre la mia voce era alta, la mano intanto da sola scendeva lungo la sua gamba, carezzandola. Io credo che nessuno lo abbia toccato chissà da quanto e così vedendo con quanta trepidazione lo accogliessi, mi ha sorriso. Un sorriso buono come non ne vedevo da anni.
Da lì è cambiata la mia giornata, ho lasciato gli appuntamenti e sono andata alla polizia, al Comune perchè Cristi è anche senza documenti. Poi, grazie a un amico, ho subito contattato un sacerdote, siamo andati a una ventina di chilometri dal centro della città in una delle case dove la carità cristiana accoglie e cura i malati. Ma una gamba come quella di Cristi neppure lì si è potuto ricoverarla. Allora di corsa dalle suore, di cui una infermiera. Ma anche lei, Maria, osservando il caso, disperatamente ha rinunciato a fare la medicazione.
Intanto durante il tragitto Cristi e sua figlia mi hanno parlato di loro. Della vita sotto al cielo. Della gente che passa. Della fame, del freddo, della dimenticanza. Mi sono vergognata perchè non li ho mai guardati e me ne pento fino alle lacrime. Ma il fatto è che non sono abituata e l’odore di carne putrida era così forte che avevo timore di non resistere.
Abbiamo cercato una soluzione, ma non è stato possibile. Quanti giorni di vita ha Cristi, questo uomo dolce di 40 disperati anni? Forse è in grazia di Dio, forse era Dio quello che mi diceva perchè hai paura della sua gamba?
Stasera mi chiedevo perchè siamo in perenne contraddizione e come potremo mai liberarci dall’ambiguità che ci avvinghia, dalla falsità delle nostre proteste, battaglie e convinzioni. Perchè c’è un Paese che si contende la vita spenta di Eluana quando lasciamo morire uomini donne e bambini che aspettano solo noi, il nostro sguardo, per essere restituiti a una vita degna. Mi chiedevo se eri già tu, Eluana, che negli occhi di Cristi, come dei tanti dimenticati del mondo, ci dicevi…ama.
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