Chi sono i due romeni arrestati per lo sturpo della Caffarella. Ionut Iean Alexandru, 18 anni, e Oltean Gavrila, 27 anni, vengono da Calarasi, la cittadina Rom dove io vivo, tra Bucarest e Costanza a un passo dalla Bulgaria.
Quando ho saputo del loro fermo sono subito andata a cercare notizie, a chiedere di loro. Ma la città si è chiusa a riccio, quasi a proteggerli. Omertà, indifferenza?
Ho parlato con alcuni giovani, con donne, vecchi, qualche responsabile del Comune mi ha detto che non devono essere Rom, almeno dai cognomi. E pure essi vengono da Calarasi e a Calarasi quelli che vanno e vengono dall’Italia si conoscono tutti. Fino a che un ragazzo si è fatto avanti per rilasciarmi questo colloquio.
“Lei vuole sapere dei ragazzi arrestati?”.
Sì, li conosci, sono di Calarasi e sono Rom?
“Ma lei scriverà quello che le dico. Sappiamo che lei si occupa di Rom e forse è la persona giusta per fidarsi”.
Certo, scrivo esattamente le tue parole. Ma dimmi…
“I Rom non violentano. Anche perchè vivendo nei campi, un ragazzo che fa una cosa del genere non avrebbe più posto dove andare, a parte la polizia. Però le cose sono cambiate”.
Da quando e come?
“Da qualche tempo. Un anno forse. Prima le nostre famiglie andavano a Roma, a Napoli, un po’ al nord per fare soldi. In Romania pochi di noi lavorano, ma abbiamo case e dobbiamo pagare da vivere. Così venire in Italia a lavare i vetri o fare le elemosine ci rendeva in tempi buoni anche 50-60 euro al giorno. Molti di noi si sono sistemati con i soldi che hanno potuto fare”.
Però anche commettendo reati come furto e ricettazione…
“I Rom, i veri zingari, non rubano nè alla gente nè i bambini nè fanno altri reati. Poi certo ci sono i buoni e i meno buoni come da voi, però una cosa normale. Invece da un po’ di tempo le cose sono cambiate”.
In che senso, cosa intendi. Le mafie pretendono da voi?
“Le posso dire che nei campi Rom lei è molto conosciuta. Non pensi al fatto che pochi le sono venuti a parlare, ma molti l’hanno ascoltata con quanto amore lei vuole che i nostri figli lavorino, studino, si inseriscano veramente. Allora un “consiglio di donne”, noi lo chiamiamo così, ha detto: se questa italiana ha coraggio perchè non dobbiamo averlo noi? C’è stato un grande incontro. Abbiamo detto: basta, i nostri figli escono fuori”.
Fuori da dove?
“Dal fatto che gli zingari non possono lavorare e non potendo lavorare devono fare i soldi lavando i vetri, facendo la carità”.
E i furti?
“Glielo ho detto, gli zingari non rubano”.
E come fanno a costruire le case?
“Anche i soldi ai semafori e delle carità sono soldi. Molti di noi si sono fatti anche case belle, che però lei deve scrivere che ai Rom costano 15 mila euro. Noi con 15 mila euro di materiali, lavorando molti di noi come operai, ci facciamo quelle che voi chiamate villette. Con il nostro gusto”.
Sono molto carine infatti, hanno uno stile particolare, sono case Rom. Senti, ma com’è la storia degli arrestati per la violenza al parco della Caffarella?
“Fino a un po’ di tempo fa i Rom erano un mondo sano. Con regole, valori, fede. Da noi quando un ragazzo bacia una ragazza la sposa, fanno un bambino e vivono insieme. Ma ora i ragazzi hanno tutti l’mP3, le scarpe Nike, la maglietta Dolce e Gabbana. Soprattutto sono più integrati con gli altri ragazzi e non lavano nè i vetri nè fanno le elemosine. Però, come dici tu, non possono lavorare. Vengono tenuti senza far nulla, fino a che il bisogno personale e delle famiglie non diventa insopportabile. E non facendo più quello che facevano una volta vengono usati”.
Da chi?
“Da ambienti della polizia”.
Perchè dalla polizia?
“Perchè sono obbligati a prostituirsi e fare atti di violenza”.
Guarda che quello che dici è troppo grave e io non lo posso scrivere se non mi dai le prove di quello che sostieni.
“Le prove le hai avute anche tu”.
Quando?
“Quando hanno fermato quel ragazzo all’interno del campo perchè gli avevi dato la macchina da guidare ma lui non aveva la patente, cosa ti è successo?”.
Ci hanno portato alla polizia e lo hanno interrogato.
“No, gli hanno detto: sceglieti un avvocato tu sei nei guai. E che aveva fatto?”.
Infatti, ho spiegato alla polizia che avevano ragione perchè comunque quel ragazzo non aveva la patente e io, che ero rimasta in una buca con la neve e il fango, gli avevo dato la macchina da portare fuori facendolo guidare all’interno del campo e non su una strada provinciale.
“Loro però che dicevano?”.
Che era una cosa grave.
“Se non ci fossi stata tu, il ragazzo quella sera non usciva. Molti di noi in carcere sono picchiati e ricattati. Devono confessare cose che non hanno commesso e soprattutto sono rilasciati solo se poi fanno quello che gli viene detto quando sono fuori”.
E cioè?
“Andare a fare i prostituti e a spaventare le coppiette. Altrimenti comunque sono nei guai”.
Ho scritto questo brano della conversazione perchè i Rom vanno aiutati a uscire dal buio con la fiducia. Sono stata io per prima a dimostrargli, come ho fatto nel caso della morte di Giovanna Reggiani, che anche a loro insaputa sono usati da apparati delle forze dell’ordine. Che non sono le mafie nè la criminalità, ma quei luoghi oscuri di un Paese dove si fanno e disfano le matasse e si costruiscono anche i reati per suscitare reazioni di massa. Questo è il caso dei Rom, come vado spiegando da tempo ad autorità e istituzioni chedendo che siano protetti e non esposti al linciaggio sociale, perchè è questo che poi li costringe ad accettare quelle offerte terribili dalle quali non riusciamo a difenderli.
Decine di ragazzi Rom sono quotidianamente ricattati e costretti a fare violenze, prostituzione. Non hanno possibilità di parlare, non sono ascoltati, non sono creduti, sono per noi sporchi, colpevoli e dannati. Invece sono un mondo sano e forse per questo li stanno piegando come hanno piegato tutti noi di fronte ai peggiori crimini: le violenze sui giovani e i bambini. E siccome il calice è colmo, si cerca il mostro da sbattere in prima pagina. I Rom coi loro volti segnati dalla fatica del tempo sono perfetti. Come è stato nel caso dei primi due romeni arrestati per lo stupro della Caffaralla, descritti con la faccia da puglie e il biondino maledetto, mentre erano innocenti per i reati loro attribuiti.
1- continua
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Toate cele afirmate de acest interlocutor sunt numai minciuni!
Foarte putini sunt tiganii (astazi autointitulati “rrom”), care muncesc cinstit pentru cele necesare vietii de fiecare zi.
Nu va lasati inselati de ceea ce spun! Pentru ei nu exista decat “satra tiganeasca” guvernata de legile ei, si restul lumii, indiferent de nationalitate, buna numai de furat, inselat, pradat, etc.
Legile tiganesti nu interzic nici o actiune anterior mentionata in relatiile cu cei exteriori satrei.
A arunca “pisica moarta” in curtea altuia, este un obicei arhicunoscut si practicat de toti tiganii.
As parafraza pe americani daca as afirma ca : singurul indian bun este numai cel mort. Tutte le parti che sono solo menzogne!
Molto pochi sono gli Zingari (oggi autointitulati “rrom”), che lavorano onestamente per la necessaria vita quotidiana.
Ingannati non lasciare quello che dico! Per loro c’è solo “tenda zingara” disciplinato dalla sue leggi, e il resto del mondo, indipendentemente dalla nazionalità, valido solo rubato, truffato, Prada, ecc.
Tiganesti leggi vietano qualsiasi azione precedentemente menzionato in relazione con l’esterno tenda.
A gettare “gatto morto” in un altro tribunale, è un rinomato e generalmente praticata da tutti i rom.
I parafrasare gli americani se dico che l’unico indiano buono è solo il morto.