Madonna difende i Rom. Perchè è stata fischiata

La regina del pop nel suo concerto a Bucarest, il 26 agosto, davanti a un pubblico di 60 mila persone ha difeso la causa dei Rom facendo questa dichiarazione: ”So che in Romania e in tutta l’Europa dell’Est c’è un diffuso risentimento verso i Rom. Noi non crediamo nella discriminazione. Noi crediamo nella libertà e nei diritti uguali per tutti”. Nonostante Madonna avesse scelto di ospitare sul palco ballerini e musicisti di etnia Rom, il pubblico non ha gradito la dichiarazione della cantante e dagli applausi è passato ai fischi e agli insulti.

E’ un episodio che merita di essere discusso. E lo farò sulla base delle mie conoscenze ed esperienze  di lavoro solidale tra i giovani nomadi che seguo da oltre un anno in Italia e in Romania, anticipando che la mia analisi non vuole essere nè una denuncia nè una difesa tout court.

Il fatto che una cantante di fama mondiale come Madonna abbia scelto di ospitare nel suo concerto professionisti di etnia Rom dimostra che la questione di questo popolo ha raggiunto un livello di conoscenza globale. I nomadi di origine zigana non sono più un spaccato di umanità negletta e nascosta, dimenticata e rifiutata, ma la loro emancipazione è all’attenzione delle società sviluppate. C’è di più. Madonna non ha solo perorato una causa. La pop star ha mostrato il talento di  alcuni di loro accogliendoli nel suo spettacolo come ballerini e musicisti, attività in cui molti si segnalano essendo predisposti alla musica e alla danza.

Tuttavia il pubblico, 60 mila per lo più romeni e giovani, non ha gradito il pronunciamento a favore e ha reagito con fischi e insulti. Madonna avrà certamente messo nel conto una simile reazione, ma l’accaduto indica le difficoltà in cui si muovono coloro che difendono i Rom. E se questo è successo a Madonna, immaginate cosa accade a tanti anonimi operatori spontanei o organizzati.

Per me le difficoltà sono nel conto. Anche io quando ho iniziato la mia attività di sostegno ho avuto un “coro” di fischi e rigetto. Molti mi hanno messa da parte, tantissimi mi hanno contestato, quasi tutti mi hanno ammonito che i miei sforzi sarebbero stati inutili perchè “i Rom non cambiano”.

Cosa mi ha convinta a fare questo percorso tra gente così pesantemente negata? L’intuizione di una ricchezza morale e umana inesplorata, intatta, antica, grande. 

Intanto diciamo chi sono i Rom, che al loro interno si dividono in gruppi etnici diversi. Essi sono un popolo proveniente dalle antiche Indie, “figlio” dei re del deserto. Questo spiega la natura nobile e affascinante dei loro caratteri somatici. Sotto alla polvere e spesso all’indigenza ci sono volti e lineamenti di una bellezza rara, di una intensità magnetica e di un singolarità evidente. Frequentando i Rom tutti i giorni, come sto facendo ora che vivo tra loro essendomi trasferita in Romania, ho potuto constatare la delicatezza dei movimenti, l’eleganza che essi assumono nelle posizioni, la particolarità di alcuni gesti che rivelano ai miei occhi l’ereditarietà regale di cui parlavo.

Ma questo popolo non ha avuto mai patria nè dimora, cosicchè non ha potuto formarsi a una civiltà stabile. Essi sono stati camminatori in transito con mezzi animali, tende e accampamenti nelle civiltà altrui. E in Romania in particolar modo, risalendo dalla Turchia e acquisendo la nazionalità romena per presenza ma non per appartenenza, anche se oggi sono più stanziali e si spostano per lo più in Italia e in Spagna.  Però non integrandosi mai del tutto, ma sviluppando una cultura, una trasmissione delle idee e della parola circoscritta  in un anello di fede.

Cosa vuol dire la fede Rom? Non è solo una questione religiosa, anche se i Rom sono spiritualmente osservanti nelle religioni che praticano e fortemente legati a tradizioni e regole. Tuttavia essi hanno una concezione della vita inserita in un condice di valori a cui sono legati da stretta osservanza. Nè divieti, nè imposizioni. Un credo forte, puro, vitale. Io stessa da quando vivo con i Rom sono nutrita di queste essenze spirituali che danno energia, coraggio, entusiasmo alla mia esistenza. Per cui ricevo più di quanto possa dare e mi sento protetta, amata e fortificata. Questo sentimento non viaggia solo nelle parole o negli atti, soprattutto negli sguardi. Il codice degli sguardi Rom è un alfabeto antico come la natura.

I valori morali dei Rom vi lasceranno increduli. Essi non rubano, essi, non praticano violenza, essi non commettono atti impuri. Questa è l’educazione e la legge Rom. E’ ovvio che vi è chi questa legge infrange e non rispetta, ma vi assicuro che oltre a essere una minoranza sono individui aggirati da troppe difficoltà per stare al riparo dal rischio dell’errore o del reato.

Qual è allora il lato negativo dei Rom? E che cosa produce reazioni come quella del pubblico romeno?

Direi intanto che il vivere ai margini della civiltà, spesso in luoghi insalubri e con modalità tanto misere, segnala ai nostri occhi questo popolo come inferiore. Quando li vediamo rovistare nei cassonetti, mendicare o vivere di espedienti non pensiamo al bisogno ma all’ostinazione con cui essi praticano queste modalità. E’ vero. I Rom non si concepiscono come lavoratori, cittadini e invidui sociali. Essi insistentemente ripetono che “non possono lavorare” e questa negazione è diventata un cerchio di fuoco, poichè le condizioni di indigenza impediscono la ricerca del lavoro e il non avere un lavoro destina ad emarginazione. Ma i Rom non sentono questo come un discrimine da forzare a tutti i costi. Essi vivono la loro condizione  come ruolo e destino e stanno in equilibrio tra bene e male con regole ferree e valori propri sviluppando modelli sociali ricchi di imperitura naturalità e antichi saperi. Essi nutrono segreti e misteri, una medicina e una cultura domestica, una morale e una organizzazione familiare unica. E un mondo di emozioni che mi ha  conquistata, pur conservando le mie peculiarità e la mia identità.

Nella società di oggi, frettolosa, superficiale e aggravata da problematiche di sostenibilità economica ed ecologica, non c’è tempo per  i Rom. Questo lo capisco. E io stessa sto lavorando per integrare la loro vita nella nostra civiltà, affiancando soprattutto i giovani nella costruzione di comportamenti morali, sociali e professionali tali per cui essi possano incontrare meno discriminazione e più riconoscimento. Sto lavorando per rimuovere pigrizia, sfiducia e indolenza. Sto cercando di spezzare l’anello di fuoco in cui moltissimi sono circoscritti per dare loro la conoscenza delle leggi vigenti delle società in cui si trovano, stimolare il rispetto e l’indirizzo. Sto tentando una integrazione di modelli e saperi con risultati sorprendenti.  Sto cercando in particolare di strappare al dolore e alla sofferenza che derivano da comportamenti estremi  i bambini e sento questo come un dovere al di sopra di tutto. 

Moltissime delle persone a cui presento i miei amici Rom, i ragazzi che seguo, le famiglie con cui mi relaziono, i gruppi che conosco, superano subito i pregiudizi e gradualmente si avvicinano a questa fonte nuova di umanità, troppo spesso raccontata sui giornali solo per casi estremi e non attraverso il cuore di migliaia di uomini, donne e bambini speciali. 

Detto ciò riconosco che anche i Rom devono fare di più per essi stessi, con perseveranza e fiducia, rompendo gli argini del proprio circuito esclusivo per espandersi tra la gente e integrarsi con essa. Mantenendo la loro missione: il popolo degli sguardi.

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Madonna in concerto

Madonna in concerto

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